venerdì 26 marzo 2021
Lo scemo del villaggio: Essere o non essere.
domenica 21 marzo 2021
Il santone
sabato 13 marzo 2021
Carlotta in contromano
sabato 6 marzo 2021
Ci vorrebbe il servizio militare
lunedì 22 febbraio 2021
Punti di vista
Fiato grosso, dolore
alle articolazioni, sudorazione profusa.
No, non si tratta di
una nuova influenza, pensa Paolo, con la convinzione di essere ironico. Non è
convinto di essere felice di quella scarpinata in quota, come un uditorio
potrebbe non essere convinto di quella sua misera ironia.
Quando gli fu proposta,
lui accettò per fare qualcosa di diverso, una camminata tra i boschi aveva
immaginato, tutto tranne questo. Un’ora sempre in salita, con tratti dove si
era dovuto aiutare con le mani, aggrappandosi alle radici di radi, coraggiosi arbusti,
per continuare a salire, tanto la pendenza si era fatta ardua.
Ora che si sono fermati
in uno spiazzo, mentre cerca di dare dignità al proprio ritmo respiratorio e si
deterge il sudore della fronte con un gentile fazzoletto di cotone, da
cittadino, si volta indietro e guarda qualcosa d’imprevisto.
Qualche centinaio di
metri sotto di loro, la valle spazzata dal vento freddo, brilla come un
paesaggio marziano.
Paolo non ha mai visto
il luogo, in cui vive da una vita, così dall’alto.
La sua guida si
avvicina e apprezza lo stupore dell’uomo.
Sotto di loro il fiume
sembra una fettuccina pallida, che si dipana, dividendo in due parti, quasi
simmetriche, la valle. I tetti delle case sono minuscoli rettangolini rosso
scuro e l’autostrada è una linea retta grigia, che si perde in lontananza.
Sembra tutto finto, gli edifici, le fabbriche, le chiese… alla stregua dei
mattoncini del monopoli.
Paolo sa, che, mentre
lui guarda quei mattoncini dall’alto, al loro interno la vita continua a
scorrere, le persone cucinano, dormono, guardano la televisione, parlano al telefono,
litigano. Lui non le vede e non può sentirle ma è consapevole dell’esistenza
che fluisce e brulica. Immagina di avere i piedi sopra un enorme formicaio. Si
rende conto che, fino a qualche ora prima, era anche lui nel formicaio, dentro
uno di quei mattoncini a fare le cose che fanno tutti e ora è lassù e una
strana sensazione di onnipotenza lo invade.
-Come cambia la
prospettiva, vero?
Gli dice la guida,
leggendo nei suoi pensieri. Paolo è talmente assorto che quasi non lo sente.
Poi risponde:
-Proprio così, un altro
punto di vista.
Restano in silenzio e
Paolo approfitta di questo silenzio, rotto solo dal fischio del vento che
quassù è continuo. Gli è appena venuto alla mente un ricordo.
Sei mesi prima era
precipitato in un incubo, per lui, uomo d’affari, con la testa sempre al
lavoro, la costante attenzione alla produzione, alla precisione, al polso un
orologio preciso al millisecondo, in tasca uno smartphone costantemente
aggiornato con appuntamenti, scadenze, meeting, impegni. Tutto era iniziato con
qualche linea di febbre, poi una tosse dispettosa che gli spaccava il petto, si
era preso un paio di aspirine e non ci aveva voluto pensare. Più tardi, di notte,
quando accadono le cose più spaventose, lo aveva svegliato un macigno sul
petto, che non lo lasciava respirare e il dolore aveva ceduto il passo al
panico. Ricordava il suolo lugubre dell’ambulanza, dall’interno dell’automezzo
non lo aveva mai sentito e assomigliava a un canto molto triste. Il ricovero e
il freddo della barella metallica sulla pelle. Non ricordava molte cose, che
gli erano state spiegate dopo, ma molto sì e tra le cose che non avrebbe potuto
dimenticare c’erano le priorità. Quelle nuove e drammatiche, come respirare
aria fresca, far cessare quel terribile mal di testa e quei brividi che lo
spossavano. Quella di potersi, un giorno, recare al gabinetto con i suoi piedi
e non doverla fare nel contenitore di plastica e vergognarsi come un ladro.
Quei giorni si era dimenticato del suo orologio costoso, della sua attività, e
del suo cellulare troppo intelligente. Ricordava di avere pensato ai suoi
genitori anziani e di avere pianto per la paura di non poterli più abbracciare.
Ricordava di essere diventato di colpo fragile e impaurito, come un bambino
piccolo che ha paura di essere abbandonato dalla mamma.
Ricordava di avere
cambiato punto di vista sulla vita intera.
Oggi è felice di non
avere dimenticato quei momenti orrendi. Non vuole dimenticare.
Sarebbe tornato al suo
mattoncino e la vita non sarebbe più stata la stessa.
Mai più.
La guida vede le
lacrime sul volto di Paolo e si precipita a dire:
-Il vento le dà
fastidio, vero?
-Non si tratta del
vento. Risponde Paolo.
-E cosa?
-E’ solo il mutamento del
punto di vista.
Poi sorride e gli fa
cenno di proseguire.
lunedì 15 febbraio 2021
amico antico
sabato 6 febbraio 2021
La riunione
-A che ora è la riunione?
-Alle sedici.
-Ma sono le quattro e cinque…
-Appunto!
Mai che s’inizi in orario, pensa
Piercarlo, che cavolo. Anche oggi mi tocca uscire alle ore beate… Entra nella
stanza riunioni, nota che ci sono ancora diverse sedie vuote. A colpo d’occhio
valuta dove sistemarsi, vicino a Riberti
no, ha l’alito pesante, Aurora è carina ma è una rompicoglioni, finisce per
fare mille domande e a starci seduto vicino avrei tutti gli sguardi addosso.
Vicino Pasquale, il collega più anziano, c’è un posto libero. E si fionda.
Pasquale lo saluta con un cenno
della mano. E’ uno taciturno e se apre bocca, di norma, è per dire qualcosa di
sensato.
Il dottor Guidi gli lancia un’occhiataccia,
di certo un rimprovero muto per il ritardo. Piercarlo lo ignora. Anzi, gli
sorride ironico.
Guidi conta quanto il due di
picche, anche se gioca a fare la star.
-Ci siamo quasi tutti, due minuti e iniziamo.
Esclama Guidi dall’alto della sua
gloria.
Il brusio latente, sale di
volume, come a scaricare le ultime chiacchiere futili prima della riunione.
Entrano la Patty e la Gabry, due
specie di veline di serie B, un po’ in avanti con gli anni ma molto
appariscenti, probabile che l’azienda le tenga solo per compiacere i clienti, è
il pensiero cattivo di Piercarlo.
-Patrizia e Gabriella aspettano sempre di essere le ultime, per fare un
ingresso scenico.
Mi sussurra Pasquale in un
orecchio.
Sorrido, mentre Guidi apre
ufficialmente la riunione.
-So che sarebbe stato opportuno mandare a tutti i presenti la scaletta
dell’ordine del giorno, via mail, ma ci sono stati problemi …
Intanto potresti salutare, l’educazione
non s’insegna ai piani alti, poi quali problemi, siete incompetenti, pensa
Piercarlo. Guidi prosegue, col suo tono mellifluo da imbonitore televisivo.
Tutti sanno che è l’unica caratteristica che spieghi il suo successo e la sua
posizione in azienda. Lentamente si addentra in questioni tecniche, di vendita
dei prodotti e di logistica commerciale. La prima mano alzata dopo trentasei
secondi è quella dell’Aurora. Ci avrei scommesso lo stipendio. Pasquale m’indirizza
un cenno che dice: ho scommesso anch’io!
Guidi si irrita ma finisce la
frase e le cede la parola. Come sempre la domanda di Aurora è retorica e inutile
ma permette a Guidi di esibire una delle sue frasi modello:
-Chiarisco il concetto…
“Chiarisco il concetto”, può sembrare
una frase innocua ma come la dice lui appare proprio uguale a: siete un branco
di capre e devo sempre spiegare la stessa cosa due volte.
Guidi non finisce di chiarire il
suo concetto che Aurora ha di nuovo la mano alzata.
Non vorrei sembrare pedante ma…
Signorina Aurora, mi lasci almeno l’opportunità di finire di spiegare…
Le schermaglie dureranno per tutta
la durata della riunione, un’ora e quaranta.
In un’ora e quaranta la signorina
Aurora è capace di alzare la mano sedici volte, pensa matematico Piercarlo.
Pasquale si guarda la punta delle scarpe, poi guarda il soffitto, dopodiché
guarda di nuovo le sue scarpe, infine guarda me, sconsolato.
Aurora guarda Guidi, il dottor
Guidi esibisce nuovamente la sua elegante locuzione. Chiarisco il concetto.
La prossima volta che lo dice gli
tiro la stilografica in faccia. Pasquale si avvicina e mi sussurra un:
-Stai calmo.
Forse sa leggere il pensiero.
I maschi del reparto vendite sono
divisi in due gruppi. Il primo osserva le cosce della Patty, il secondo le
tette della Gabry. Tutti sono concentrati come se ascoltassero una conferenza
sulla fisica quantistica.
All’ennesima mano alzata della
signorina Aurora, il dottor Guidi si arrende ed è costretto a dichiarare la
resa.
-Data l’ora, cara signorina,
terrei presente la sua questione, all’ordine del giorno della prossima
riunione, la tenga a mente o mi mandi un memo.
Guidi ama le abbreviazioni.
La riunione è aggiornata, come
sempre non abbiamo preso decisioni definitive, non si sono trovate soluzioni
temporanee, non si è giunti a conclusioni provvisorie. La Patty e la Gabry
sfoggiano scollature e sorrisi, i colleghi si stringono attorno alle miss.
Aurora sbatte il taccuino sulla sedia e si allontana scontenta, Guidi studia il
suo Rolex per non dover salutare i sottoposti che peraltro escono senza nemmeno
guardarlo.
Pasquale si alza dalla sedia, mi
stringe la mano e nel congedarsi bisbiglia:
-Ci vediamo alla prossima riunione ma se hai qualche buona idea passa
in ufficio da me, la porta è aperta.
-Magari passo, oppure ci vediamo in area relax, davanti alla macchina
del caffè.
-Si, è meglio, lo sanno tutti che le idee e i cambiamenti nascono
sempre davanti alla macchina del caffè.
Lo guardo allontanarsi.
Forse la riunione non è stata del
tutto inutile.






