domenica 31 maggio 2026

L'appuntamento

 




— Ma dove eri finito? È una vita che ti aspetto!

— Ma che vita, qui sono passate solo 28 ore e 58 minuti.

— Ho capito, ma posso affermare che, al momento della tua comparsa, è stata esattamente tutta la mia vita che aspettavo.

— Non si era detto dall’inizio: «ci si vede di là a fine maggio»?

— Sì, certo. Ma abbiamo preso concetti a noi estranei come “di là” e anche “a fine maggio” dalle menti delle nostre creatrici.

— Per dire la verità, anche il concetto di creatore mi è un po’ ostico da capire. È come se qui fosse tutto più difficile, tutto da scoprire.

— Tutto da incominciare — precisa Gabri, che dalla sua esperienza di ben 28 ore e 58 minuti prova a fare la figura di chi la sa lunga.

Ale fa un sorrisino a occhi chiusi e gli adulti che stanno attorno ridono come sciocchi.

— Ascolta, devi assaggiare quel liquido che esce dalle mammelle della donna da cui sei uscito. È una cosa favolosa. Assaggialo, ti dico: non ne potrai più fare a meno…

Ale ci pensa su un momento, poi risponde:

— Lo farò. Ma adesso mi è uscito qualcosa di molto caldo e fastidioso da dietro; provo a fare qualche verso e vediamo se qualcuno dei presenti si decide a liberarmi dal problema.

— Bravo, fatti sentire — conferma Gabri, che ha già sperimentato con successo quella strategia.

— Ma noi diventeremo come queste persone qui presenti? — chiede Ale, curioso, al cugino di cui si fida davvero.

— Penso di sì, magari anche migliori. Certo sarà dura, ma io per te ci sarò sempre.

— Anche io — conferma il nuovo nato.

— E ti dirò un'altra cosa. Anche queste persone sembrano disponibili ad aiutarci. Io sarei ottimista…

— OK, mi fido. Ma ho come l’impressione di non sentirti più bene come quando eravamo al buio. Qui c’è tanta luce, e rumore, e odori, e gente... mi sembra di sentirti sempre di meno.

— Vedi Ale, anche io prima ti sentivo benissimo e ora faccio più fatica. Credo che dovremo fare in fretta ad adattarci a questo posto, vedrai che presto troveremo un nuovo modo di comunicare.

— Grazie Gabri, tu sei sempre quello con più esperienza e mi hai convinto.

Anche se non si guardano perché distanti, i due lattanti sono in perfetta sintonia e le persone presenti nella stanza non possono disturbare questa intesa.

— E ora che si fa, Gabri? — chiede preoccupato il cugino.

— E ora si vive, Ale.

Ora si vive!





mercoledì 27 maggio 2026

Guarda la luna stanotte

 




Guarda la luna stanotte.

E lei ti vedrà come sei, nell'ultima notte di attesa.

Ultima notte in sospeso.

Progetti di vita in due, di viaggi, colazioni in balcone, di lavoro e impegni, trasferte in auto e commissioni; di ansie per la bolletta, noia per la polvere da togliere, per il parcheggio difficile da trovare.

Ultima notte che ti vede mano nella mano con il tuo compagno di vita: voi due e tutto l’universo dall’altra parte.

Ultima notte da bambina, ragazza, giovane donna, figlia e nipote, e poi sposa.

Questa notte le stelle ti vedranno come sei stata per tutta la vita, da quando sei nata, e domani ti vedranno in un altro modo. In un'altra veste. La luna e le stelle vi vedranno, te giovane sposa e tuo marito giovane futuro padre, e vi vedranno nuovi. Rinnovati. Siete pronti, avete intrapreso assieme un meraviglioso percorso, consapevoli e bramosi, desiderosi e innamorati.

Questa notte la luna e le stelle ti vedranno come sei sempre stata: bellissima e determinata, forte e tenera.

Ma sarà l’ultima notte che ti vedrà sola.

Da domani ci sarà il tuo bambino e la prossima notte la luna ti vedrà come non ti ha mai vista prima.

E vedrà chi vedremo anche noi: la tua gioiosa, pazza, fortunata e incantata famiglia.

Vedrà una mamma.





sabato 2 maggio 2026

ZENO

 






Dovete sapere che ho una nipotina di quasi tre anni.

Com'è ovvio (ma non scontato) provo per lei un amore sconfinato e credo, anzi, ho la certezza di essere ricambiato. Lo sono in pieno, con quell'amore che provano e manifestano i bambini molto piccoli, che è forse il più potente che si possa vedere.

Ma non è questa la storia; questa è solo una premessa.

Un paio di settimane fa è capitato un evento tanto triste quanto comune a casa di mia figlia: è morto il pesce rosso. Accettare che tutti gli esseri viventi vadano incontro alla morte fa parte, per come la vedo io, di un passaggio imprescindibile nell'educazione di un bambino. Così è stato celebrato un breve rito di commiato per il piccolo essere che per qualche tempo aveva nuotato nell'acquario.

Il sabato seguente mio genero ha deciso di recarsi al negozio del centro commerciale, dove hanno una grande varietà di piante da giardino e un settore animali con pesci, tartarughe e pappagalli. Aveva pensato di acquistare un pesce rosso per riempire il vuoto lasciato dal precedente. Appena a casa, il nuovo pesce è stato messo nell'acqua pulita, è stato rifocillato ed è stata rivolta alla bimba la domanda più importante: 'Come vuoi chiamare il tuo pesce?'.

La risposta è stata pronta e sicura: 'Si chiamerà ZENO'.I genitori si sono guardati sorpresi e hanno chiesto meravigliati alla piccola da dove avesse preso quel nome così inusuale e di certo mai pronunciato in famiglia; se lo avesse sentito all'asilo o da un compagno di giochi, ma la piccola ha negato di averlo mai sentito prima.

Fin qui, si dirà, è una storiella semplice, perfino banale. Qualcosa che succede e si ripete nella stragrande maggioranza delle case.

E mi trovate d'accordo su tutto, tranne che per un particolare.

La storia non finisce qui.



Capita anche a voi di fare liste di cose da fare o di città da visitare?

Nella nostra lista delle città italiane da vedere c'era da tempo Bologna. A chi mi chiedeva: 'Ma come, non hai mai visitato Bologna?' ostentando supponenza e rimprovero, rispondevo con un misto di astio e vergogna che non avevo ancora avuto l'occasione, ma che avrei rimediato il prima possibile. Come se fosse un dovere; invece, per me, sarebbe stato soprattutto un piacere.

Dunque avevamo deciso: prenotato il viaggio e l'appartamento, cercato informazioni sul web: sui luoghi da vedere, sulle curiosità da scovare e sulle ricette da assaggiare.

Avevamo una lista di locali che avrebbe richiesto una permanenza di almeno sei mesi.

Appena arrivati alla stazione centrale, cercammo la lapide e l'orologio fermo alle 10,25, che ricordano il tragico attentato dell'agosto 1980. Uscito dalla stazione, mi trovai davanti un parcheggio da superare e un viale da attraversare. Atteso il verde, svoltai alla mia sinistra cercando la lunga via che ci avrebbe portato verso il centro storico.

Sulla sinistra vidi un piazzale con il terminal delle autolinee bolognesi.

E proprio nello stesso istante in cui mia nipote si trovava a scegliere il nome per il suo nuovo pesce rosso, io, a circa trecentocinquantasei chilometri di distanza, posavo gli occhi su una grande scritta bianca ombreggiata di azzurro: un graffito di quelli che oggi chiamano Urban Art, un nome disegnato con la vernice spray su una parete di cemento.

Quel nome era: ZENO.



Lì per lì non ci feci molto caso; ne fui colpito solo perché mi sembrava un nome fuori posto. Lo avrei associato più a Trieste (la città di Italo Svevo) e mi chiedevo chi fosse quel Zeno: l'unico collegamento che mi veniva in mente era Zeno Cosini. Poi fui rapito dalla bellezza di Bologna, delle sue piazze, delle sue chiese, dei suoi monumenti, della sua gente e non ci pensai più.

Fino a quando, tornati a casa tre giorni dopo, mia figlia ci raccontò del pesce rosso…



La storia è terminata.

Mi sono sempre reputato una persona razionale, ho sempre creduto alla scienza e alle evidenze; su certe storie sono decisamente scettico. I fantasmi, la telepatia e lo spiritismo mi intrattengono nei libri e nei film ma finisce lì.

Ma non mi danno fastidio, anzi posso sopportare con benevolenza, gli sguardi meravigliati dei familiari che, come me, hanno vissuto questa vicenda.

Non mi dà fastidio pensare che possano verificarsi eventi inspiegabili, coincidenze, episodi incredibili.



E mi dà felicità poter anche solo immaginare, con tanta ingenuità e di certo fallacemente, che mia nipote sia legata a me da una forza così potente da non poter essere spiegata.

Anche perché questa forza esiste, su questo non dubito.

Questa forza io la sento bene e so che la sente anche lei.