sabato 4 luglio 2026

Cose da fare in spiaggia

 







Il sole a picco rende la sabbia rovente, ma i due bambini lo sanno e camminano sul bagnasciuga. Ormai sono due esperti: vengono lì ogni estate e conoscono bene la spiaggia. Poi mica sono stupidi, sono appena stati promossi alla seconda elementare e sanno stare al mondo.

Il loro mondo, in quel momento, è il tratto che dalla palizzata di legno con la bandierina blu e il bagnino seduto sul suo trespolo a guardare tutti di traverso—soprattutto i marmocchi—arriva agli scogli verso ovest, e saranno al massimo cento metri. L’ordine è quello di non entrare mai in mare senza un adulto, e sanno bene che lo sguardo delle loro madri è di quelli che non lasciano appello. Hanno imparato presto che su certe cose si può insistere, come avere una razione doppia di gelato o stare fuori mezz’ora in più, ma quando le due donne assumono quelle espressioni è meglio obbedire.

Fa meno paura il bagnino, per quanto grande e grosso.

Così quel mattino è giunto al termine, presto sarà ora di rincasare per il pranzo e i due si stanno annoiando.

“Facciamo ancora quattro passi fino allo scoglio e torniamo subito”, dice Ale, mentre Gabri fa segno di sì con la testa. Ottenuto un cenno d’assenso dalle loro madri, i bambini si guardano sorridendo e partono per l’ennesima passeggiata. Li si può vedere bene, anche senza usare un binocolo, con i due cappellini colorati sulle testoline. A pochi metri dagli scogli Gabri indica qualcosa nella risacca.

“Si muove, Ale, cos’è?”

“Non lo so”, risponde Ale, “ha le zampe di un granchio ma non è un granchio.”

“Forse è un ragno”, tenta Gabri, ma anche lui non è convinto della sua ipotesi.

Lo prende Ale, per fare il coraggioso. Le minuscole zampette dell’essere penzolano inerti dal guscio che protegge il corpo della bestiolina.

“Ma… è morto?” chiede Gabri, e stavolta pensa di averci azzeccato.

“Forse sì”, risponde titubante Ale.

Ma mentre parla, le zampine hanno un movimento improvviso, dettato più dalla gravità che da un anelito di vita; il bimbo si spaventa e lo lascia cadere.

Scoppiano a ridere, smorzando quella piccola tensione. Poi Gabri si china e lo raccoglie nuovamente. Si accorge che qualcosa spunta dalla conchiglia oltre alle zampette, come un filo rosso di plastica; lo afferra e lo tira via, facendo fuoriuscire anche parte del corpo del presunto ragnetto. Fanno un verso di disgusto, ma sono decisi a portare a termine l’indagine. Si tratta di una minuscola retina di plastica; sembra la parte di un sacchetto per le bilie.

“Forse è stata questa retina ad ucciderlo”, ipotizza Ale, e Gabri si dice d’accordo.

“Quello è un paguro”. La voce profonda è quella di un nonno, ma molto più vecchio.

I due bimbi sono abituati a parlare con gli adulti, ma è stato insegnato loro di non fidarsi completamente. Tuttavia quel vecchietto dai baffoni bianchi e dalla pancia enorme non si avvicina, ma continua tranquillo la sua lezione come fosse un maestro.

“I paguri sono crostacei che cercano gusci vuoti di conchiglie e ci vanno ad abitare come se fosse il loro camper. Mangiano detriti e alghe e così ripuliscono anche il fondale in cui vivono. Questo deve aver scambiato quella retina per un'alga e forse è morto proprio per questo…”

I due bambini si guardano seri, senza sapere cosa rispondere, ma non ce n’è bisogno perché il panciuto vecchietto è tornato alla sua sdraio e al suo giornale. I bimbi lasciano alle piccole onde di risacca il loro ritrovamento: è giusto che il mare se lo riprenda. Una volta tornati dai genitori, si mettono a raccogliere giochi e oggetti come non avevano mai fatto prima. Alla curiosità delle mamme rispondono:

“Non dobbiamo dimenticare niente sulla spiaggia, perché qualunque cosa potrebbe cadere in mare”, afferma Ale.

“E nel mare potrebbe far morire un pesce o un paguro, solo perché questi non sanno riconoscere che non è cibo”, rinforza Gabri.

Le mamme si guardano, cercando di rimanere serie.

È sempre istruttivo prendere lezioni da questi due fanciulli che non fanno ancora la seconda elementare.

E si incamminano assieme verso casa.