Il sole a picco rende
la sabbia rovente, ma i due bambini lo sanno e camminano sul bagnasciuga. Ormai
sono due esperti: vengono lì ogni estate e conoscono bene la spiaggia. Poi mica
sono stupidi, sono appena stati promossi alla seconda elementare e sanno stare
al mondo.
Il loro mondo, in quel
momento, è il tratto che dalla palizzata di legno con la bandierina blu e il
bagnino seduto sul suo trespolo a guardare tutti di traverso—soprattutto i
marmocchi—arriva agli scogli verso ovest, e saranno al massimo cento metri. L’ordine
è quello di non entrare mai in mare senza un adulto, e sanno bene che lo
sguardo delle loro madri è di quelli che non lasciano appello. Hanno imparato
presto che su certe cose si può insistere, come avere una razione doppia di
gelato o stare fuori mezz’ora in più, ma quando le due donne assumono quelle
espressioni è meglio obbedire.
Fa meno paura il
bagnino, per quanto grande e grosso.
Così quel mattino è
giunto al termine, presto sarà ora di rincasare per il pranzo e i due si stanno
annoiando.
“Facciamo ancora
quattro passi fino allo scoglio e torniamo subito”, dice Ale, mentre Gabri fa
segno di sì con la testa. Ottenuto un cenno d’assenso dalle loro madri, i
bambini si guardano sorridendo e partono per l’ennesima passeggiata. Li si può
vedere bene, anche senza usare un binocolo, con i due cappellini colorati sulle
testoline. A pochi metri dagli scogli Gabri indica qualcosa nella risacca.
“Si muove, Ale, cos’è?”
“Non lo so”, risponde
Ale, “ha le zampe di un granchio ma non è un granchio.”
“Forse è un ragno”,
tenta Gabri, ma anche lui non è convinto della sua ipotesi.
Lo prende Ale, per fare
il coraggioso. Le minuscole zampette dell’essere penzolano inerti dal guscio
che protegge il corpo della bestiolina.
“Ma… è morto?” chiede
Gabri, e stavolta pensa di averci azzeccato.
“Forse sì”, risponde
titubante Ale.
Ma mentre parla, le
zampine hanno un movimento improvviso, dettato più dalla gravità che da un
anelito di vita; il bimbo si spaventa e lo lascia cadere.
Scoppiano a ridere,
smorzando quella piccola tensione. Poi Gabri si china e lo raccoglie nuovamente.
Si accorge che qualcosa spunta dalla conchiglia oltre alle zampette, come un
filo rosso di plastica; lo afferra e lo tira via, facendo fuoriuscire anche
parte del corpo del presunto ragnetto. Fanno un verso di disgusto, ma sono
decisi a portare a termine l’indagine. Si tratta di una minuscola retina di
plastica; sembra la parte di un sacchetto per le bilie.
“Forse è stata questa
retina ad ucciderlo”, ipotizza Ale, e Gabri si dice d’accordo.
“Quello è un paguro”.
La voce profonda è quella di un nonno, ma molto più vecchio.
I due bimbi sono
abituati a parlare con gli adulti, ma è stato insegnato loro di non fidarsi
completamente. Tuttavia quel vecchietto dai baffoni bianchi e dalla pancia
enorme non si avvicina, ma continua tranquillo la sua lezione come fosse un
maestro.
“I paguri sono
crostacei che cercano gusci vuoti di conchiglie e ci vanno ad abitare come se
fosse il loro camper. Mangiano detriti e alghe e così ripuliscono anche il
fondale in cui vivono. Questo deve aver scambiato quella retina per un'alga e
forse è morto proprio per questo…”
I due bambini si
guardano seri, senza sapere cosa rispondere, ma non ce n’è bisogno perché il
panciuto vecchietto è tornato alla sua sdraio e al suo giornale. I bimbi
lasciano alle piccole onde di risacca il loro ritrovamento: è giusto che il
mare se lo riprenda. Una volta tornati dai genitori, si mettono a raccogliere
giochi e oggetti come non avevano mai fatto prima. Alla curiosità delle mamme
rispondono:
“Non dobbiamo
dimenticare niente sulla spiaggia, perché qualunque cosa potrebbe cadere in
mare”, afferma Ale.
“E nel mare potrebbe
far morire un pesce o un paguro, solo perché questi non sanno riconoscere che
non è cibo”, rinforza Gabri.
Le mamme si guardano,
cercando di rimanere serie.
È sempre istruttivo
prendere lezioni da questi due fanciulli che non fanno ancora la seconda
elementare.
E si incamminano
assieme verso casa.






