domenica 15 settembre 2019

We Have All The Time In The World











Abbiamo tutto il tempo del mondo.

A volte lo trascorriamo in serenità, avvolti nelle personali routine. 
Circondati dalla banalità dei gesti quotidiani. 

Altre volte lo sprechiamo, facendoci una guerra inutile, consapevoli che non ci saranno né vinti né vincitori ma che le ferite bruceranno a lungo prima di guarire.

Ma non preoccuparti, abbiamo tutto il tempo del mondo, quindi viviamo liberi dalle paure perchè cos'è il tempo con te, se non un attimo eterno di infinito presente?

Così prendiamo la vita con leggerezza e amore e seguitiamo a prenderci in giro per le piccole cose, come quando stiri e ti chiedo quanti metri di camicia fai con un litro d'acqua, o tu mi ricordi quella volta che ci ho messo due ore per mettere un tassello e per farlo avevo bisogno di una candela...
ma prendiamoci in giro con tenerezza, perchè quello che si cerca non è l'umiliazione dell'altro ma solo rendere la vita più leggera e una vita in coppia non può che essere leggera se la si vuol far durare.

Quindi non aver paura, godiamoci la canzone e facciamo tutto lentamente, che di tempo ne abbiamo, abbiamo tutto il tempo del mondo e possiamo permetterci di fare le cose lentamente.

E perchè se ci amiamo lentamente, allora l'amore non finisce mai.







mercoledì 11 settembre 2019

luoghi insoliti: Il male dentro

luoghi insoliti: Il male dentro: Dove diavolo è finita? Si sta chiedendo Nico, dove è andata a finire quella dannata vite? Si alza non senza sentire una fitta alla n...

Il male dentro










Dove diavolo è finita?

Si sta chiedendo Nico, dove è andata a finire quella dannata vite?

Si alza non senza sentire una fitta alla natica, da settimane il nervo sciatico lo tortura. Ci mancava solo quella dannata vite, la devo trovare, non posso permettermi un paio di occhiali nuovi.

Nico si china di nuovo e così, a quattro zampe sul pavimento polveroso del suo monolocale, con la faccia appoggiata al pavimento, la vede e la raccatta.

In pochi attimi gli occhiali sono riparati. Finalmente una buona notizia.

Stamattina la buca delle lettere è vuota e questa è un’altra buona notizia.

Le buste gialle che da un paio di anni appaiono puntuali tra la sua posta non sono mai gradite. Ingiunzioni, richieste economiche, minacce, sembra che l’avvocato di sua moglie, anzi ex moglie, si diverta a torturarlo e a vederlo sul lastrico.

Solo una settimana prima, Nico aveva ricevuto l’ultima notifica in cui si chiedevano tre mesi arretrati di alimenti. Avrebbe riso forte se non fosse che lo avrebbero preso per pazzo e perché non c’era niente da ridere. Come fa uno che ha perso il lavoro a pagare gli alimenti all’ex moglie?

Certo, chiedere aiuto, i consigli si erano sprecati ma tutti dicevano e ripetevano la stessa cosa: non avere riserve a chiedere ciò che ti spetta, lo stato ti deve aiutare, non avere paura a chiedere aiuto.

E Nico aveva chiesto. Non si era risparmiato.

Si era registrato a mille siti online cerca lavoro, aveva girato tutte le agenzie interinali della città, aveva anche iniziato a distribuire il suo curriculum, inutilmente perché è un’epoca in cui il cartaceo non va e occorre presentare domande per via informatica. Aveva imparato a districarsi tra le pieghe del web ed era diventato bravo, ormai inviava e riceveva centinaia di mail e aveva fatto, grazie a questa competenza, anche alcuni colloqui. Poi i pochi mobili erano stati pignorati dall’ufficiale giudiziario e tra questi il vecchio computer. Fine della storia.

Nico era diventato un camminatore, aveva consumato le suole e non si era arreso, non era il tipo che si sarebbe tirato in dietro e non aveva paura a chiedere aiuto.

Qualcuno gli aveva procurato incarichi come vuotare cantine, pulire dei giardini, e lo aveva pagato in contanti e in nero. Ma i soldi non bastavano mai.

Al mattino la scelta era tra acquistare i biglietti dei mezzi pubblici o comprare sei uova e fare colazione.

Gli amici, quei pochi, si erano spaventati davanti a quella situazione ed erano fuggiti a gambe levate. A Nico non era dispiaciuto, meglio non avere amici che averceli finti, si diceva, e poi era contento di non farsi vedere in quelle condizioni, si sa che gli amici ti scrutano e ti giudicano.

Rimanere onesti, era ciò che gli rimaneva, com’era quella massima, la legge morale dentro di me, vero. E Nico si rendeva conto che ormai il confine tra rimanere onesto e cercare di sopravvivere si stava facendo sempre più sottile. Con la fantasia, durante le ore notturne passate sveglio per la depressione e il digiuno, si vedeva fare irruzione nello studio dell’avvocato, tirarlo a sè dalla camicia, prenderlo a schiaffi e riprendersi tutti i soldi che questo era riuscito a scucirgli nell’ultimo anno, per poi andarsene indisturbato a fare una bella mangiata al ristorante.

Ma le prime luci del mattino portavano via quel delirio, restituendogli, assieme alla fame, la sua lucidità, e la sua onestà.

Perché, si chiedeva, perché devo essere così onesto, sarebbe facile fare un giro nel quartiere giusto e trovare qualche incarico sporco, imbrogliare qualche anziano sprovveduto, basterebbe mettere la vecchia cravatta, dopotutto ho ancora un aspetto raccomandabile.

Col passare del tempo quei pensieri si facevano sempre più forti, Nico, vinto dal bisogno, sentiva il male dentro di lui spingere sempre più forte per venire fuori ed era terrorizzato perché sentiva che non sarebbe stato abbastanza forte da combatterlo per sempre.

A tutto questo Nico stava pensando, appoggiato al parapetto del ponte, con lo sguardo perso nel vuoto.

Al male che aveva dentro e che tutte le cose avevano congiurato perché uscisse.

A questo pensava, mentre la fame arretrata gli torceva dolorosamente lo stomaco e il pensiero tornava alla vite degli occhiali che ora aveva messo in tasca.

Dov'era finita la vite? Ma non era la domanda giusta, pensò ridendo, la questione era: dov'era finita la sua vita! 
Questa era la questione, come aveva fatto la sua vita a finire sul pavimento, tra la polvere.

Aveva chiesto aiuto e tutte le porte erano rimaste chiuse e ora il male spingeva sempre più forte.

Ne avrebbe commesso, avrebbe fatto male a molti e non si sarebbe pentito, era la sola strada che vedeva davanti a se, se voleva sopravvivere.

Ma una sua parte, la parte onesta non lo avrebbe permesso.

Non sarebbe diventato un agente del male.

A questo pensava mentre il vuoto lo inghiottiva, mentre il baratro si prendeva cura di lui e mentre gli occhiali gli scivolavano dalla tasca.

















domenica 1 settembre 2019

luoghi insoliti: Fotografie

luoghi insoliti: Fotografie: Primo settembre. Per molti una data triste. Vacanze finite, si ricomincia a lavorare, incombe la scuola e così via. Un argomento tro...

Fotografie











Primo settembre.

Per molti una data triste.

Vacanze finite, si ricomincia a lavorare, incombe la scuola e così via. Un argomento troppo doloroso e, infatti, non parlerò di questo.

Tuttavia l’argomento vacanze mi riporta a una cosa. La fotografia.

Tutti noi abbiamo di certo, scattato centinaia o migliaia di foto, qualcuno con apparecchi fotografici più o meno professionali, la maggior parte delle persone col telefonino.

Quasi tutti abbiamo postato su tutti i social esistenti, le nostre immagini più intime, i nostri momenti più privati salvo poi lamentarci che in internet non c’è privacy, ma non temete, non è nemmeno di questo che voglio parlare.

Le foto.

Avete fatto attenzione alla tecnica usata? Avete fatto caso allo stile e al tipo di fotografia?

Mi spiego, a parte le immancabili foto dei panorami di città d’arte, di spiagge con annesso tramonto, di ariose vallate e maestose vette, immagini sempre belle se scattate con criterio e magari con la luce giusta, e a parte le tremende foto fatte alle portate di un ristorante come se un fritto misto di pesce avesse una qualche amena bellezza e un budino con la panna un misterioso fascino, e lasciando da parte (potendo anche evitare di farli, possibilmente) gli immancabili selfie, mi riferisco alle foto fatte alle persone, amici, parenti e compagni di viaggio.

Potrei, molto banalmente, dividere le foto scattate alle persone che amiamo e con cui ci piace condividere le giornate, in due categorie.

Le foto prese mettendo in posa le persone, cioè richiamando tutti all’attenzione del fotografo, mettendo impegno in modo che nessuno venga con gli occhi chiusi o con lo sguardo puntato sulla scollatura della vicina, che non sta bene, attraverso mille raccomandazioni, metti la mano così, guarda verso l’alto che nasconde il doppio mento, stai di profilo che non si vede la cicatrice, e altre attenzioni degne di un fotografo da prime comunioni e che di norma scocciano il gruppo che deve posare e, infatti, qualcuno puntualmente finisce per mandare a quel paese il fotografante che tanto si era impegnato e ci rimane male, col solo risultato che nella foto manca sempre qualcuno e nessuno sorride.

Oppure siete di quelli che, avendo il solo scopo di documentare la vita che passa (e con questa i momenti felici) e vi piace “rubare” lo scatto mentre il soggetto non vede, a volte creando un piccolo capolavoro anche senza essere McCurry davanti una ragazzina Afgana, oppure scatenando l’ira di qualche soggetto, spesso femminile, che a stento si trattiene dallo schiaffeggiarvi perché non dovevate permettervi di scattare una foto a sua insaputa perché: chissà che faccia mi è venuta, non ho messo il rimmel, stavo sfilettando la sogliola e poi DOVEVI avvisarmi…

Questo secondo modo di fare fotografia è di certo quello più pericoloso, intendiamoci al massimo vi chiederanno di cancellare lo scatto a meno di aver immortalato la mafia russa che sposta capitali, (in questo caso rischiate ben altro) ma lo preferisco perché ritrae la vita reale che passa sotto i nostri occhi e, soprattutto se siamo in vacanza e se nella foto c’è qualcuno che ride, siamo sicuri che ride davvero e non perché c’è uno che fa lo scemo dietro l’obiettivo, come faccio io quando fotografo qualche bambino.











giovedì 29 agosto 2019

luoghi insoliti: Desideri

luoghi insoliti: Desideri: Desideri. Ecco qualcosa che abbonda in ogni dove. Chi può dire di non averne? Desideri grandi, irrealizzabili, desideri seg...

Desideri







Desideri.

Ecco qualcosa che abbonda in ogni dove.
Chi può dire di non averne?
Desideri grandi, irrealizzabili, desideri segreti, dorati, desideri modesti, inutili, desideri pericolosi, letali.
I desideri nascono da fame e ambizione, da necessità e da egoismi, da invidia e edonismo. Dalle cose che ci mancano, indipendentemente da quello che abbiamo. Da ciò che vorremmo raggiungere, ma non potremo mai avere.
Insomma, dal bicchiere mezzo vuoto…
E quanto può essere amaro bere in un calice che è sempre mezzo vuoto…

Ennio guarda il sole che nasce. Ogni mattino, d’estate, i raggi attraversano i vetri e le inferriate e sbattono sulla sua fronte. La luce lo sveglia e gli ferisce gli occhi. Per questo ha imparato negli anni a dormire sul fianco sinistro, quello che guarda verso la parete.
Ennio ne ha abbastanza di vedere ogni giorno di ogni estate, il sole nascente, anche se molti vorrebbero avere questa possibilità, lui desidererebbe da morire vederne anche il tramonto.
Vorrebbe potersi svegliare nel cuore della notte e uscire a guardare la luna. E invece non può, un po’ perché la sua cella è orientata a est e anche perché sulla sua scheda è stato scritto: fine pena mai!
Ennio non conta più i minuti, neppure i giorni o i mesi. Sa che non avrebbe senso. Ennio conta le estati, perché quella è la stagione in cui il sole lo sveglierà puntuale ogni mattino prima delle sei.
Non desidera più uscire, a questo punto non cambierebbe nulla. Il suo desiderio nascosto sarebbe quello di cancellare l’estate.
Ma anche cambiare cella gli andrebbe bene.

Renzo passa la mattina in auto.
Possiede tre hotel e non fa che spostarsi tra uno e l’altro e tra questi e la banca. Si fida dei suoi dipendenti, anche perché li ha scelti tra i familiari più stretti, ma allo spostamento di capitali preferisce pensarci in proprio.
Tanti clienti hanno ancora l’abitudine di pagare con assegno e il direttore della filiale lascia la porta del suo ufficio sempre aperta per i clienti come Renzo.
Fermo al semaforo, con un occhio sulla valigetta, gli viene improvvisamente alla memoria il vecchio progetto, campato in aria, pensato col suo inseparabile amico del liceo, di aprire un bar sulla spiaggia di qualche baia lontana, magari in Brasile oppure su un’isola tropicale.
Sogni e progetti strampalati sono spariti tra le pieghe del passato, come il suo amico del resto, e ora deve tornare alla realtà. Tanto più che è scattato il verde.
Sposare sua moglie, che ha portato in dote gli alberghi del babbo, è stata di certo una buona mossa ma non ha cancellato il suo sogno e ora, che sta parcheggiando davanti alla banca, il suo più grande desiderio sarebbe di poter tornare indietro nel tempo e partire col suo amico verso spiagge lontane.

Ogni volta che sente qualcuno suonare uno strumento dal vivo, Gabriele s’incanta.
Sente le note scorrere sulla pelle, entrare attraverso i pori e viaggiare veloci nel flusso del sangue. Le corde di una chitarra lo sollevano da terra e lo fanno volare spinto al ritmo dei riff. Le percussioni lo scuotono e mettono benzina nel motore, tutto il suo essere acquista un'energia che nessun’altra cosa è capace di infondergli.
Gabriele vive con la radio accesa, possiede una collezione incredibile di dischi e non si perde un concerto nella sua città.
Non passa giorno che non ricordi quando un compagno delle superiori gli insegnò il suo primo giro armonico su una chitarra di terza mano.
Nella vita ha fatto tutt’altro e non ha mai avuto il tempo per studiare seriamente la musica, così la sola cosa che gli riesce di suonare è quel giro armonico imparato da ragazzo.
Quanto desidererebbe provarci, quanto gli piacerebbe prendere la chitarra in mano ancora una volta.

Sandra ha una vita perfetta. La sua casa è un capolavoro di buongusto, ordine e pulizia. Ha un lavoro che le prende solo la mattina e molto tempo libero per shopping e palestra. Le amiche la invidiano e parlano di lei continuamente. Sandra ha un marito perfetto. Galante, puntuale e ordinato. Non dimentica mai un compleanno né ogni anniversario.
Sandra dovrebbe essere una donna felice ma non è così.
Anni prima era stata un attivista in un’organizzazione no profit che portava aiuti umanitari all’estero. Con la sua laurea in medicina avrebbe potuto essere molto utile.
Non riesce a guardare un telegiornale senza pensare: è lì che dovrei essere, lontano da questa casa sicura, da questa vita sicura, da mio marito così sicuro di tutto.
Sandra sa che cosa desidera.
E sa che presto lo avrà.

Che cosa sono i desideri?
Dove ci possono condurre?
A volte possiamo prevederlo ma non sempre. Come ho scritto poco fa, tutti abbiamo dei desideri, che siano evidenti o nascosti, e, spesso questi fanno da traino sulle nostre vite. Spesso condizionano le nostre scelte e decisioni. A volte no, e ci rimane il cattivo, amaro gusto del calice mezzo vuoto. 
Non ho molto altro da dire.
Ma una cosa posso dirla, stiamo molto attenti a desiderare qualcosa.
A volte, i desideri si avverano.