lunedì 19 ottobre 2015

Quando ho bisogno









Quando ho bisogno.
Quando sto per cadere e trovo un appoggio saldo.
Quando non so da che parte andare e mi fa comodo un'indicazione.
Quando sono stremato dalla lunga corsa e ho solo bisogno di una spinta, la tua mano sulla schiena mi stimola a non fermarmi.
Quando ho sete mi porgi il bicchiere d'acqua e se sto male non tarda la tua attenzione.
Se ho freddo metti una coperta sul mio letto e se sono solo ti siedi al mio fianco.
Quando ho bisogno di parlare stai in silenzio e non mi neghi la tua attenzione. Mai mi manca una tua parola quando sono confuso e non so che strada scegliere.
Se una lacrima scorre sulla mia guancia, tu sei pronto ad asciugarla.
Se sono esuberante ti fai da parte e aspetti.
Se non ti cerco rimani nell'ombra e non mi attraversi la strada ma so che non te ne sei andato lontano. Sei pronto ad avvicinarti appena te lo permetto.
Ovunque io vada, qualunque cosa faccia, so che non sono solo, ho te a incoraggiarmi, ad appoggiarmi, a proteggermi.
E quando ho paura per qualcun altro so che posso chiederti di intervenire. So che puoi prenderti cura di chiunque.

Affidarmi a te non è un problema. Non mi chiedi niente in cambio e la mia fiducia è ben riposta.


Leggendo queste parole ciascuno avrà avuto un pensiero, una reazione differente.
Qualcuno avrà pensato che fosse una preghiera a Dio. Qualcuno avrà immaginato che il messaggio fosse per un angelo custode.
Altri avranno forse intuito un riferimento a un proprio familiare, al proprio padre, alla madre, al fratello maggiore, alla sorella, al fidanzato o all'amico più intimo.
Ognuno ha un'esperienza diversa, un proprio vissuto e una propria spiritualità.
Ognuno può avere un angelo custode che lo protegge, un padre che si prende cura, un marito o una moglie che vigila o una fede che lo accoglie.

La cosa importante è non rimanere soli quando serve. per questo è indispensabile esserci per gli altri quando sono gli altri che hanno bisogno di noi.

Quando ho bisogno ho realmente bisogno.
Può essere un angelo o il mio amico o il mio collega.
Possiamo credere quello che ci pare.
Ognuno a modo suo ha ragione.







giovedì 1 ottobre 2015

luoghi insoliti: Credi al Paradiso?

luoghi insoliti: Credi al Paradiso?: Credi nel paradiso? E nell'Inferno?  Dove porta la vita e qual'è il suo significato? Certe domande an...

Credi al Paradiso?










Credi nel paradiso? E nell'Inferno? 

Dove porta la vita e qual'è il suo significato?

Certe domande andrebbero fatte con attenzione, con criterio. Certe domande andrebbero pensate, scelte, poste con delicatezza.
Certe questioni dovrebbero essere sollevate tenendo conto dell'interlocutore, della sua personalità, della sua età e della sua sensibilità.
Badate bene, non sono qui a censurare un certo tipo di domande, piuttosto un certo modo di fare giornalismo.
È semplice chiedere, si può chiedere di tutto ma bisogna essere poi in grado di capire la risposta, di saperla gestire. Spesso una risposta genera altre domande. Spesso nasconde altre questioni in sospeso che sarà poi necessario approfondire, indagare, sondare.
Non basta chiedere.
Ecco come la penso su un certo tipo di domande.
Ma questo non risponde alla prima frase.

Credi nel paradiso? E nell'Inferno?
Volete una risposta secca?
Si.
Si ci credo. E non è un semplice atto di fede, la risposta a un dogma. La semplicistica e comoda soluzione alla Domanda fondamentale.
È una pura e semplice presa d'atto.

Credo al paradiso e all'inferno perché li ho visti. Perché, prestando un poco d'attenzione, seguito a vederli ogni giorno. Perché con un po' d'attenzione tutti possiamo vedere.

Non aspettatevi di vedere un paesaggio ovattato, con tante nuvolette bianche sulle quali passeggiare leggiadri a piedi scalzi, tra putti alati che ci porgono gelati al pistacchio ogni momento e ci sorridono con facce innamorate e musica celestiale suonata su arpe da angeli biondi e fusti. 
Lo vedo il paradiso quando fisso negli occhi chi mi vuole bene. Lo vedo quando qualcuno che è caduto e si è fatto male si rialza con un sorriso, si spazzola la polvere dai pantaloni e si rimette in cammino. Lo vedo quando qualcuno aiuta un anziano a camminare, a mangiare, a sorridere. Lo vedo quando due bambini che fino a poco prima litigavano e se le davano di santa ragione, all'improvviso smettono e senza motivo fanno la pace.
Vedo il paradiso quando un contadino guarda con riconoscenza il cielo che gli manda la pioggia tanto attesa, lo vedo quando uno studente esce da scuola con un bel voto ed esulta come un calciatore che abbia segnato alla finale dei mondiali.
Vedo il paradiso quando osservo il mare all'alba, un tramonto sulle montagne, lo sbocciare di un fiore.
Lo vedo quando osservo i doni preziosi dell'amicizia, quando ho bisogno di qualcuno e rapidamente qualcuno arriva ad aiutare.
Lo vedo bene il paradiso quando vedo le persone che mi sono care, essere felici.

Allo stesso modo possiamo vedere l'inferno.

Ecco lo stereotipo arrivare alla mente di ognuno di noi. Fuoco e fiamme, rocce dure e nere, aria irrespirabile e puzzolente di zolfo e cornuti diavoli rossi, forniti di forconi a punzecchiare i dannati.
Amo Dante e la letteratura ma non è questo, ciò che vedo.
Al contrario, quando vedo l'inferno c'è un buon profumo. Spesso c'è una persona che lo indossa, qualcuno che si è sbarbato e profumato per essere gradevole con noi ma che non è qui per fare il nostro bene.
Vedo l'inferno quando trovo una spiaggia piena di rifiuti, un bosco disseminato di cartacce, quando scopro che l'acqua è piena di veleni.
Vedo l'inferno quando faccio male le cose sapendo di fare male.
Vivo all'inferno quando non riesco a dimenticare il male ricevuto e fatto e lo rinnovo così ogni giorno. Quando serbo rancore, quando faccio finta di non vedere certe cose e mi giro dall'altra parte.
Vedo l'inferno quando penso solo a me stesso e dimentico chi ha bisogno di me, quando allontano le persone con la pretesa di vivere meglio in solitudine.
Lo vedo quando mi interessano più gli oggetti che gli uomini.
Lo vedo quando osservo i bambini che vivono il loro personale inferno confezionato bello e pronto dagli stessi genitori e provo indifferenza per loro.

Ecco cosa vedo.
Tutti i giorni.
L'equilibrio è molto precario, si fa presto a cadere da una parte o dall'altra.
La volontà può aiutare, certo.
Pregare, forse.
Altrettanto aiuta allenare la sensibilità e l'attenzione.

Perché il paradiso e l'inferno sono qui e ora, cosa credete?
Mica tanto lontano.










lunedì 28 settembre 2015

luoghi insoliti: Troppo da fare?

luoghi insoliti: Troppo da fare?: Troppo da fare! Ho troppo da studiare! Ho troppo lavoro!!! Arrivo a casa e non riesco a tirare il fiato, ho troppi impegni, ...

Troppo da fare?









Troppo da fare!

Ho troppo da studiare! Ho troppo lavoro!!! Arrivo a casa e non riesco a tirare il fiato, ho troppi impegni, troppi contrattempi, troppe incombenze. Prima o poi scoppio. Non ce la faccio a reggere questo ritmo. Sono stressato, ho bisogno di vacanze.

Queste, e altre simili, sono le voci di protesta che si levano, i lamenti che salgono, come un coro in crescendo, da una moltitudine sempre più vasta di persone.

E allora cosa facciamo per driblare questo problema?

Da ciò che vedo e sento in giro mi sembra evidente che una soluzione sia stata adottata. Facciamo le cose due alla volta, se non tre!

Se non riusciamo a raggiungere due obiettivi con la stessa azione ci sentiamo dei falliti e anche chi ci guarda ci prende per inetti.

Avete osservato il traffico, ultimamente?
Chi guida, quasi sempre, ha in mano un telefono. Non un comune cellulare, no, troppo facile. Uno di quelli da cui si possono mandare e ricevere le e-mail, fare le foto con vari filtri ed effetti speciali degni di una reflex, rimanere in contatto con amici e gruppi di amici, ricevere notizie Ansa da tutto il mondo e seguire i risultati sportivi, dalla formula uno alle corse dei cani. E spesso le sta facendo tutte, le cose sopracitate, compreso avvisare con un messaggio per il probabile ritardo, capirai, quello davanti perde tempo per parlare al telefono...

E a casa? Chi, mentre cucina, non ha almeno un tablet acceso sul tavolo, col quale fare vita sociale e condividere le dosi di sale e di pepe e ogni tanto, magari, controllare la ricetta originale, per poi impegnarsi in una discussione su un gruppo di colleghi su cosa regalare al compleanno del direttore e scoprire che il soffritto è carbonizzato!
E in bagno? Non per voler indagare sui costumi igienico-sanitari dei concittadini ma una volta, in bagno, si portava un quotidiano o al massimo le parole crociate, adesso manca poco e si organizza una teleconferenza.

E' anche noto e risaputo che le donne sono notevolmente più adatte degli uomini alle attività multiple e sincrone e lungi da me provare anche solo a confutare tale suprema Verità.

Ma tutto questo, mi sono chiesto, servirà a qualche cosa? E' migliorata un minimo la qualità delle cose che stiamo facendo? Si è davvero accorciato il tempo che impieghiamo per farle?

E alla fine, del tempo eventualmente risparmiato, che cosa ne facciamo?

Tanto, a ben guardare, se devo passare da un'azione ad un'altra, ho bisogno, visto il mio genere maschile, di un breve attimo di pausa e in quell'attimo corro pur sempre il rischio di dimenticarmi quello che stavo facendo prima...







venerdì 18 settembre 2015

luoghi insoliti: Nonnina, che occhi grandi che hai

luoghi insoliti: Nonnina, che occhi grandi che hai: Nonna, che orecchie grandi, nonna che mani grandi che hai. E cosi via, nelle favole, nelle barzellette e nelle storielle. Ma ...

Nonnina, che occhi grandi che hai







Nonna, che orecchie grandi, nonna che mani grandi che hai.
E cosi via, nelle favole, nelle barzellette e nelle storielle. Ma nella realtà?
Le cose non stanno sempre così, come descritto nelle opere di fantasia. Le cose non sono mai così semplici e lineari.
Allora come stanno?
Mi viene in mente qualche esempio.

Nonna di tipo uno.
Ieri sei venuta a trovarmi, nipotina mia, che gentile, che cara che sei. Lo so che non mi hai trovata, non ero a casa. Avevamo da tempo organizzato, con le amiche del circolo del ricamo, questa gita, non potevo perdermi una giornata così bella e soleggiata come era quella di ieri. Ci siamo trovate, con le altre amiche, nella piazza davanti la parrocchia, l'autista del pullman era un tipo muscoloso, un gran fisico e un cappellaccio da cowboy stile Indiana Jones, che ci ha fatto girare la testa per tutto il viaggio e la Giulia gli avrebbe pure fischiato se non fosse che ha la dentiera che le balla e non esce nessun fischio. Inutile che fai finta di scandalizzati, cara la mia nipotina, sarebbe piaciuto anche a te quel bel fusto, ma che stavo dicendo? Ah, si! Siamo arrivate sotto una montagna bellissima e il rumore del fiume e della cascata si sentiva forte, pensa che a molte ha fatto scappare la pipì, fortuna che siamo organizzate con i cambi. Così ci siamo fatte accompagnare dal tipo sul ponte, quello famoso, bello alto, dove i turisti arrivano come mosche sul miele, pensa che quei giovinastri antipatici che organizzano le cose al ponte stavano per rovinarci la giornata ma alla fine si sono convinti a legarci questo benedetto elastico e poi tutte, a turno, abbiamo fatto uno splendido tuffo. Quante risate, pensa che la Giulia ha tolto la dentiera e l'ha conservata nello zaino perché aveva paura di perderla nel fiume di sotto...
C'è solo un problema, di questo passo il centrino non lo finirò più...

Nonna di tipo due.
Brava la mia nipotina, che viene a trovarmi anche se ha così poco tempo e tante cose da fare. Ma te ne danno da mangiare i tuoi genitori? Sei così magra e pallida, vieni qui, siediti a tavola che oggi ho preparato la parmigiana di melanzane, lo so che tua madre non la sa fare, assaggia questa, da brava, buona vero?
Ma vedo che hai appetito, tiro fuori le polpettine di pesce, sono buone anche fredde, no, non dire di no, ti fanno bene e già che ci siamo assaggia anche due olive all'ascolana, le ho fatte stamattina ma io non le posso mangiare, eccole, facciamo tre, brava così mi fai contenta. Mangia che ti riprendi, prendi anche questo flan di verdure che la verdura ci vuole, non dire no a nonna, anzi ora ti faccio vedere cosa ho fatto stamattina, si hai indovinato, la torta della nonna, con la ricotta e le uova e le scaglie di cioccolato, come piace a te. Me lo sentivo che oggi saresti passata, ora te ne taglio una bella fetta e il resto te lo impacchetto e te lo porti a casa, ma non farlo vedere a tuo padre, amore di nonna che altrimenti la mangia tutta lui...

Nonna di tipo tre.
Ciao cara, Gina vero? No, scusa Carola, vero, perdonami ma sono un po' smemorata. Si, sto bene ma tu, perché non ti sei fatta  più vedere? Ah, sei passata ieri mattina? Davvero? Giusto, mi hai portato il giornale che ti avevo chiesto? Come dici, non ti ho chiesto nessun giornale? Allora a chi l'ho chiesto? Scusa è che mi sono confusa...non importa del giornale, tanto finisce sempre che lo lascio da qualche parte e me ne dimentico, proprio come ha fatto qualcuno con quella copia, vedi? Quella sul tavolo, non è mia, chissà chi l'ha lasciata lì. Ma come va la scuola? Come? tu non vai più a scuola? Vai a lavorare? Ma non sei Gina, che fa la quarta liceo? Ah, tu sei Carola e lavori? Scusa, ti avevo scambiata con tua cugina, quella che va a scuola, chissà perché non si fa mai vedere quella lazzarona, ma dove lavori tu, di bello? In un col senter? Cosa sarebbe? Ah, un posto dove si fanno molte telefonate? Ho capito. Ma mi raccomando, non farti riprendere dal capo perché te ne stai sempre al telefono... Adesso te ne vai? Stai ancora un po', no, se non puoi vai pure, magari devi ancora fare i compiti. Vai e riposati che la scuola è pesante. Ciao Gina, e se la vedi, di a tua cugina Carola di venire a trovarmi...

Naturalmente ci sono infiniti tipi di nonna che qui per carenza di spazio e di tempo non possiamo descrivere. La cosa importante non è se abbia o meno le orecchie grandi, se sia giovanile e sconsiderata, se sia un impareggiabile cuoca o confusa e smemorata come il pesce Dori.
La cosa importante è solo una, non dimenticarsene mai.

La nonna è la nonna, nonostante gli occhi grandi.