sabato 11 ottobre 2025

Il mondo di Pedro

 






Il cielo è terso e nero.

Il vento degli ultimi giorni ha spazzato nuvole e smog. Anche se smog, qui in quota mille non ce n’è molto per fortuna.

Lo respirino i cittadini, pensò distratto Pedro, mentre guardava le stelle.

Il cielo di notte è bellissimo. 

Poi fece il gioco che ripeteva fin da quando era un bambino. Socchiuse un occhio e col pollice alzato nascose una stella, poi un'altra e un'altra ancora. Come se potesse, solo alzando un dito, cancellare, schiacciare una massa incandescente di idrogeno e elio in continua reazione, decine o centinaia di volte più grande del sole. Per poi farla riapparire solo spostando il dito.

Pedro lo sapeva che è un pensiero puerile ma quel gioco gli aveva sempre dato l’illusione di avere il potere di un demiurgo.

La temperatura è vicina allo zero e lui indossa solo una felpa ma non ha voglia di entrare. Mille volte preferisce stare sotto quel cielo, osservare i corpi celesti, luminosi, chiedersi come colmare la distanza da essi e sentire di farne parte.

Pedro in realtà si chiama Pietrantonio, come suo nonno, per quell’usanza di perpetuare il nome degli avi come a garantire loro una sorta d’immortalità, ma lui suo nonno non lo aveva mai nemmeno conosciuto. A quindici anni, durante una gita in Spagna, durante la quale i suoi compagni di classe si erano distrutti di canne, qualcuno gli aveva affibbiato quel nome e a lui era piaciuto.

A quindici anni avevo un sacco di amici, pensò con amarezza, oggi ho le stelle da guardare, da contare.

Era stata una sua scelta. Non si pentiva di averla fatta, vivere isolato, lontano dal rumore e dal traffico, dalle offerte speciali, dai venditori e da quelli, i peggiori, che volevano esserti amici ma si nutrivano delle tue energie.

Io le energie, le consumo scalando. Pedro amava arrampicarsi in solitaria, conosceva quelle pareti come la cucina di casa sua.

Non gli mancava niente, soprattutto sotto quel cielo.

Si era fatto tardi, si sfregò gli occhi stanchi e asciugò distratto una lacrima che gli solleticava, scorrendo sullo zigomo. È il freddo, si disse.

Ma il pensiero conseguente era stato, sono più dolorose le lacrime che versiamo noi stessi o quelle che abbiamo fatto versare ad altri?

Pedro non aveva voglia di iniziare con le elucubrazioni che non lo avrebbero portato da nessuna parte e lo avrebbero costretto all’ennesima notte insonne. Non ne aveva per niente voglia, ma era troppo tardi.

Aveva fatto bene a ritirarsi in quella casa ai piedi della montagna, lasciandosi tutto il suo mondo, le persone care, la sua vita passata alle spalle?

Forse sì, forse no, era la risposta che si dava sempre ed era come contare le stelle, sapeva che non sarebbe andato da nessuna parte.

Forse era il momento di trovare un compromesso, il tempo passava e stava diventando vecchio. Non era preoccupato per lui, accettava il fatto di terminare i suoi giorni, solo, nella sua baita, senza che questo fatto gli provocasse il minimo disagio ma iniziava a pensare alle altre persone.

La sua ex moglie, che si preoccupava per la sua salute e non mancava di scrivergli anche ora che Pedro aveva smesso di usare il telefono. Suo figlio che era salito fin lassù per dirgli che la compagna aspettava un bambino e lui non aveva saputo mostrarsi emozionato e l’unica cosa che era riuscito a sussurrare era stato: cerca di essere un buon padre.

Il sottinteso era chiaro, non essere come me, e il ragazzo doveva avere capito, non si era fatto più vedere, a pensarci a quest’ora il bambino doveva essere nato da un pezzo.

Fu scosso da un brivido, faceva freddo e le stelle erano più vivide che mai.

Non posso far scomparire le persone passando sopra il pollice, come faccio con le stelle.

Le persone tornano, se non fisicamente, almeno nei pensieri e nello spirito e lasciano il segno. Spingono, stuzzicano, pungono, fanno male.

Pedro capiva che non avrebbe potuto continuare così, aveva coperto di nuvole il suo cielo ma le stelle continuavano a esserci e ogni tanto si facevano vedere.

Prima di rientrare decise.

Sarebbe sceso in paese e avrebbe iniziato a comprare un cellulare nuovo in cui inserire la vecchia scheda. Lì cerano salvati i numeri dei suoi contatti. Suo figlio avrebbe risposto o forse no, ma non poteva saperlo ed era deciso a provarci.

Rientrò in casa, era mezzo congelato.

Si aspettava di non riuscire a dormire ma l’insonnia non mise piede nella sua camera.

Dormì bene.

Le stelle vegliarono su di lui.

 



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