La strada è impervia
e abbastanza ripida, ma meno dura di quanto mi fossi immaginato.
Quaranta minuti di
mulattiera, quasi tutta in salita, quasi tutta all’ombra dei castagni.
C’erano state
costruzioni abbandonate, vecchie baite dal tetto sfondato, asili per animali
selvatici ed erbacce. Troppo costose da ristrutturare e troppo brutte per
pensare di farci una vacanza.
Al contrario, l’arrivo
alla casa del guru è stato una piacevole sorpresa. Una casa graziosa esposta
al sole, due piani compreso l’abbaino, facciata di calce bianca e balconcino
spiovente di legno, ornato da dalie colorate.
Qualcuno si accorge del
mio arrivo perché una voce maschile mi invita ad entrare.
Anche la persona del
guru è una sorpresa.
Mi ero aspettato un
vecchio, con barba bianca e volto segnato, invece mi trovo davanti un uomo
magro e alto, qualche anno più di me ma non troppi, sbarbato e con una camicia
pulita.
Vede come lo guardo e
sorride.
“Fanno tutti quella
faccia”
Io faccio finta di non
capire e lui è gentile e fa finta di dovermi spiegare.
“So che vi aspettate un
anziano saggio, magari un po’ sporco e trasandato, ma qui c’è la corrente e
abbiamo tutti i confort, compreso rasoio elettrico e lavatrice”
Biascico delle scuse
frettolose e mi sento stupido. Niente di strano, mi dico, dopotutto il guru è
lui, mica io.
“Si accomodi, le verso
un bicchiere d’acqua”
L’acqua è fresca e
buona e molto piacevole dopo la camminata.
“Chi le ha detto di
venire fin qui?”
Quell’uomo era di certo
abituato alle visite di estranei e non dava segno che la cosa lo infastidisse.
“Un mio collega e
amico. Conosce un uomo che è salito quassù per consultarsi con lei e questo gli
ha detto che lei gli ha cambiato la vita”
“Se qualcuno riesce a
cambiare vita, non dipende da me ma da lui stesso, dai suoi motivi, dalla sua
forza”
“Certo, lo capisco, ma
lui lo ha fatto dopo essere stato a parlare con lei”
Il guru fa un gesto
con la mano, come a scacciare una mosca, anzi come a cancellare cose successe
nel passato. Poi mi tende la mano e si presenta.
“Mi chiamo Oreste,
forse è per questo che sono finito a vivere qui…” Sorride di nuovo.
Il non capisco la sua
battuta e mi limito a rispondere col mio nome.
“Io sono Alberto,
piacere…”
Il guru, nella mia
testa lo avrei continuato a chiamare così, mi porge una sedia di legno, lui si
accomoda sul vecchio divano. Guardo la stanza, vedo libri e quadri ma anche
uno schermo e nell’angolo un router che ronza, e fa l’occhiolino con le sue
spie verdi.
Oreste continua a
sorridere. “Come vedi abbiamo anche internet. È bello stare soli ma non è
giusto perdere la connessione con il mondo”
Deve divertirsi un
mondo a prendere in giro quelli ingenui e creduloni come me. Noto con piacere
che è passato al tu.
“Certo, mi ero
aspettato un posto diverso, avevo pensato che…”
“Fermo, fermo. Tutto
questo pensare può portarti su strade lontane dalla tua meta. Il troppo pensare,
a volte, porta a errare, nelle diverse accezioni di questo termine, ma ora sei
qui e questo significa solo una cosa, che oltre a essere un uomo di pensiero
sei anche un uomo d’azione. Possiamo lavoraci dunque”
Sono sempre più confuso,
così non dico niente.
Oreste decide di
aiutarmi.
“Qual è la domanda che
ti ha condotto da me, cosa vorresti ottenere? Non rispondere qualcosa di
astratto, non la bevo, tutti vogliamo qualcosa di concreto, non solo frasi
filosofiche da calendario new-age”
“Vorrei essere più
bravo a scegliere, a prendere decisioni. Vorrei avere successo nelle cose che
faccio”
Ok, apprezzo sempre l’onestà
e la praticità. Ti confesso che la maggior parte delle persone vuole alla fine
solo fare soldi”
“Fare soldi non è che
mi farebbe schifo…”
Il guru ride e
finalmente rido con lui.
Lui torna serio e si
mette a fissare un quadro sulla parete. Rappresenta una donna di spalle,
vestita di rosa, con i capelli raccolti, semisdraiata sull’erba, a fissare una
cascina distante.
Dopo qualche minuto di
silenzio Oreste riprende.
“È una riproduzione. L’originale
è a New York, credo. Mi colma di pace osservare questo quadro. Certo con molti
soldi potrei cercare di comprare l’originale. Fare i soldi non è un male in sé ma
si può trovare la pace anche avendone meno”
Adesso sono io a restare
in silenzio e ad aspettare che riprenda.
“Vedi Alberto, sono
sicuro che una persona come te, che pensa molto, al risveglio abbia almeno due
idee. Ogni giorno. Una porta cose buone, conduce più vicino alla meta che si
vuole raggiungere, individua la strada migliore. L’altra soddisfa un bisogno
immediato, crea un piacere, colma l’ego di benessere. Ma costa energie e tempo
e spesso conduce su una strada errata. Perdersi è semplice”
“Allora cosa mi
consigli?”
“Impara a fare la
scelta giusta, anche quando questa non comporta piacere immediato”
“E se mi svegliassi con
una terza idea?”
“Girati e riprendi a
dormire”
Ridiamo. Sembriamo una
coppia di vecchi amici davanti a un bicchiere di vino.
“Ora vai, per oggi non
ho altro da dirti”
Mi sento un po’ deluso
ma non mi permetto di contrariare il guru.
Chiedo quanto gli devo
e lui mi fa un gesto eloquente.
Poi precisa.
“Ti aspetto presto,
torna su a riferire come sta andando la tua vita. E se le cose ti aggradano,
farai un’offerta alla fondazione. Ricordi? C’è internet…”
Gli stringo la mano.
Sulla strada del
ritorno ho occasione per iniziare a seguire ciò che mi ha detto.
Cerco di non pensare.
Così vedo il terreno,
gli steli d’erba, gli insetti. Il profumo della lavanda. L'odore dell’estate
e il calore del sole sulle braccia.
Mi godo la montagna, la
natura.
E sento di farne parte.

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