lunedì 21 luglio 2025

Il guru

 





La strada è impervia e abbastanza ripida, ma meno dura di quanto mi fossi immaginato.

Quaranta minuti di mulattiera, quasi tutta in salita, quasi tutta all’ombra dei castagni.

C’erano state costruzioni abbandonate, vecchie baite dal tetto sfondato, asili per animali selvatici ed erbacce. Troppo costose da ristrutturare e troppo brutte per pensare di farci una vacanza.

Al contrario, l’arrivo alla casa del guru è stato una piacevole sorpresa. Una casa graziosa esposta al sole, due piani compreso l’abbaino, facciata di calce bianca e balconcino spiovente di legno, ornato da dalie colorate.

Qualcuno si accorge del mio arrivo perché una voce maschile mi invita ad entrare.

Anche la persona del guru è una sorpresa.

Mi ero aspettato un vecchio, con barba bianca e volto segnato, invece mi trovo davanti un uomo magro e alto, qualche anno più di me ma non troppi, sbarbato e con una camicia pulita.

Vede come lo guardo e sorride.

“Fanno tutti quella faccia”

Io faccio finta di non capire e lui è gentile e fa finta di dovermi spiegare.

“So che vi aspettate un anziano saggio, magari un po’ sporco e trasandato, ma qui c’è la corrente e abbiamo tutti i confort, compreso rasoio elettrico e lavatrice”

Biascico delle scuse frettolose e mi sento stupido. Niente di strano, mi dico, dopotutto il guru è lui, mica io.

“Si accomodi, le verso un bicchiere d’acqua”

L’acqua è fresca e buona e molto piacevole dopo la camminata.

“Chi le ha detto di venire fin qui?”

Quell’uomo era di certo abituato alle visite di estranei e non dava segno che la cosa lo infastidisse.

“Un mio collega e amico. Conosce un uomo che è salito quassù per consultarsi con lei e questo gli ha detto che lei gli ha cambiato la vita”

“Se qualcuno riesce a cambiare vita, non dipende da me ma da lui stesso, dai suoi motivi, dalla sua forza”

“Certo, lo capisco, ma lui lo ha fatto dopo essere stato a parlare con lei”

Il guru fa un gesto con la mano, come a scacciare una mosca, anzi come a cancellare cose successe nel passato. Poi mi tende la mano e si presenta.

“Mi chiamo Oreste, forse è per questo che sono finito a vivere qui…” Sorride di nuovo.

Il non capisco la sua battuta e mi limito a rispondere col mio nome.

“Io sono Alberto, piacere…”

Il guru, nella mia testa lo avrei continuato a chiamare così, mi porge una sedia di legno, lui si accomoda sul vecchio divano. Guardo la stanza, vedo libri e quadri ma anche uno schermo e nell’angolo un router che ronza, e fa l’occhiolino con le sue spie verdi.

Oreste continua a sorridere. “Come vedi abbiamo anche internet. È bello stare soli ma non è giusto perdere la connessione con il mondo”

Deve divertirsi un mondo a prendere in giro quelli ingenui e creduloni come me. Noto con piacere che è passato al tu.

“Certo, mi ero aspettato un posto diverso, avevo pensato che…”

“Fermo, fermo. Tutto questo pensare può portarti su strade lontane dalla tua meta. Il troppo pensare, a volte, porta a errare, nelle diverse accezioni di questo termine, ma ora sei qui e questo significa solo una cosa, che oltre a essere un uomo di pensiero sei anche un uomo d’azione. Possiamo lavoraci dunque”

Sono sempre più confuso, così non dico niente.

Oreste decide di aiutarmi.

“Qual è la domanda che ti ha condotto da me, cosa vorresti ottenere? Non rispondere qualcosa di astratto, non la bevo, tutti vogliamo qualcosa di concreto, non solo frasi filosofiche da calendario new-age”

“Vorrei essere più bravo a scegliere, a prendere decisioni. Vorrei avere successo nelle cose che faccio”

Ok, apprezzo sempre l’onestà e la praticità. Ti confesso che la maggior parte delle persone vuole alla fine solo fare soldi”

“Fare soldi non è che mi farebbe schifo…”

Il guru ride e finalmente rido con lui.

Lui torna serio e si mette a fissare un quadro sulla parete. Rappresenta una donna di spalle, vestita di rosa, con i capelli raccolti, semisdraiata sull’erba, a fissare una cascina distante.

Dopo qualche minuto di silenzio Oreste riprende.

“È una riproduzione. L’originale è a New York, credo. Mi colma di pace osservare questo quadro. Certo con molti soldi potrei cercare di comprare l’originale. Fare i soldi non è un male in sé ma si può trovare la pace anche avendone meno”

Adesso sono io a restare in silenzio e ad aspettare che riprenda.

“Vedi Alberto, sono sicuro che una persona come te, che pensa molto, al risveglio abbia almeno due idee. Ogni giorno. Una porta cose buone, conduce più vicino alla meta che si vuole raggiungere, individua la strada migliore. L’altra soddisfa un bisogno immediato, crea un piacere, colma l’ego di benessere. Ma costa energie e tempo e spesso conduce su una strada errata. Perdersi è semplice”

“Allora cosa mi consigli?”

“Impara a fare la scelta giusta, anche quando questa non comporta piacere immediato”

“E se mi svegliassi con una terza idea?”

“Girati e riprendi a dormire”

Ridiamo. Sembriamo una coppia di vecchi amici davanti a un bicchiere di vino.

“Ora vai, per oggi non ho altro da dirti”

Mi sento un po’ deluso ma non mi permetto di contrariare il guru.

Chiedo quanto gli devo e lui mi fa un gesto eloquente.

Poi precisa.

“Ti aspetto presto, torna su a riferire come sta andando la tua vita. E se le cose ti aggradano, farai un’offerta alla fondazione. Ricordi? C’è internet…”

Gli stringo la mano.

Sulla strada del ritorno ho occasione per iniziare a seguire ciò che mi ha detto.

Cerco di non pensare.

Così vedo il terreno, gli steli d’erba, gli insetti. Il profumo della lavanda. L'odore dell’estate e il calore del sole sulle braccia.

Mi godo la montagna, la natura.

E sento di farne parte.

 

 

 


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